CONSIGLIO DI STATO ADUNANZA PLENARIA - SENTENZA 06.07.2015 N. 6

Il termine decadenziale di centoventi giorni, previsto per la proposizione della domanda di risarcimento dei danni da lesione di interesse legittimo, dall’articolo 30, comma 3, del codice del processo amministrativo, non è applicabile ai fatti illeciti anteriori all’entrata in vigore del codice. Infatti l’introduzione di un termine di decadenza di centoventi giorni – decorrente, a seconda dei casi, dalla verificazione del fato lesivo o dalla conoscenza del provvedimento dannoso – costituisce un’innovazione legislativa rispetto al regime prescrizionale quinquennale, ex art. 2947 c.c., operante in epoca precedente a parere di un pacifico indirizzo interpretativo, che in mancanza di espressa previsione normativa, non può applicarsi in via retroattiva...
Leggi la sentenza integrale

TAR SICILIA - SENTENZA 03.07.2015 N. 1624

Come rilevato dall'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con la sentenza n. 5 del 2015, lo scrutinio del vizio di incompetenza deve procedere ogni altro motivo in quanto in tutte le situazioni di incompetenza, si versa nella situazione in cui il potere amministrativo non è stato ancora esercitato, sicché il giudice non può fare altro che rilevare, se assodato, il relativo vizio e assorbire tutte le altre censure, non potendo dettare le regole dell'azione amministrativa nei confronti di un organo che non ha ancora esercitato il suo munus. Nella fattispecie si deve dichiarare l'illegittimità per vizio di incompetenza di una ordinanza contingibile ed urgente adottata e sottoscritta da un dirigente; infatti, ai sensi degli artt. 50 e 54 del d.lgs. n. 267 del 2000, le ordinanze contingibili ed urgenti rientrano nella esclusiva competenza del Sindaco, quale Ufficiale del Governo .
Leggi la sentenza integrale

TAR PIEMONTE - SENTENZA 01.07.2015 N. 1114

Dopo l'introduzione delle recenti modifiche apportate all'art. 19 della L. 241/90, prima dai DD.LL. 70/2011 e 138/2011, e poi dal D.L. 133/2014, deve essere rivisto l’orientamento espresso dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con la sentenza n. 15 del 29 luglio 2011, nel senso che si deve riconoscere al terzo titolare di un interesse qualificato, e che si ritenga leso da una s.c.i.a., la possibilità di sollecitare in qualsiasi momento le verifiche di competenza della Amministrazione comunale e di agire avverso l’eventuale silenzio mantenuto sulla sua istanza. Infatti, il riconoscimento di tale potere risulta funzionale anche all’interesse pubblicistico a che ogni nuova attività sia intrapresa nel rispetto della normativa vigente. L’attuale sistema in materia di d.i.a o di s.c.i.a. si basa sulla tassatività dei casi in cui alla Amministrazione è permesso di intervenire dopo la scadenza dei termini di cui al comma 3 e comma 6 bis dell’art. 19 L. 241/90: pertanto, fuori dalle situazioni individuate da tale norma, le Amministrazioni comunali possono intervenire su attività denunciate con d.i.a. o s.c.i.a. solo nel caso in cui un tale intervento risulti sollecitato appositamente da un terzo al quale possa riconoscersi la titolarità di un interesse qualificato, in difetto di che il provvedimento inibitorio o ripristinatorio deve ritenersi illegittimo.
Leggi la sentenza integrale

CONSIGLIO DI STATO - SENTENZA 23.06.2015 N. 3137

Non è anomala l'offerta da cui emerga, in sede di verifica, un margine di utile pari allo 0,36%, in quanto tale percentuale, seppure inferiore a quella indicata in offerta, è comunque idonea a garantire la sostenibilità economica della commessa. Si deve al riguardo tenere presente che l’entità dell’utile effettivamente verificato, per quanto molto basso sino a rasentare un margine minimo, va pur sempre rapportato in relazione al quadro economico di riferimento e quindi al contesto attuale, in cui modesti ritorni economici possono ritenersi accettabili pur di mantenere l’impresa operativa in vista di tempi migliori.
Leggi la sentenza integrale

TAR TOSCANA - SENTENZA 11.06.2015 N. 887

Le circolari amministrative sono gli atti con i quali la pubblica amministrazione fornisce l’interpretazione di fonti normative, soprattutto quelle di rango legislativo,che non costituiscono alcun vincolo ai fini della loro applicazione da parte del Giudice. È del tutto pacifico, infatti, che le circolari amministrative sono atti diretti agli organi ed uffici periferici ovvero sottordinati, e non hanno di per sé valore normativo o provvedimentale o, comunque, vincolante per i soggetti estranei all'amministrazione, con la conseguenza che una circolare amministrativa contra legem può essere disapplicata anche d'ufficio dal giudice investito dell'impugnazione dell'atto che ne fa applicazione.
Leggi la sentenza integrale

TAR EMILIA ROMAGNA - SENTENZA 06.07.2015 N. 637

L’art. 5 della L. n. 381 del 1991 (secondo il quale “gli enti pubblici, compresi quelli economici, e le società di capitali a partecipazione pubblica, anche in deroga alla disciplina in materia di contratti della pubblica amministrazione“, possono stipulare convenzioni con le cooperative che svolgono attività agricole, industriali, commerciali o di servizi “per la fornitura di beni e servizi diversi da quelli sociosanitari ed educativi il cui importo stimato al netto dell’IVA sia inferiore agli importi stabiliti dalle direttive comunitarie in materia di appalti pubblici, purché tali convenzioni siano finalizzate a creare opportunità di lavoro per le persone svantaggiate“), derogando ai principi generali di tutela della concorrenza che presiedono alla svolgimento delle procedure di gara, ha valenza eccezionale e, in quanto tale, deve essere interpretato in maniera restrittiva; ne consegue che non è possibile fare rientrare nel suo campo di applicazione contratti diversi da quelli specificamente indicati e, conseguentemente, tale norma non può trovare applicazione per il servizio pubblico di raccolta di rifiuti.
Leggi la sentenza integrale

TAR LAZIO - SENTENZA 02.07.2015 N. 8874

E' inammissibile un ricorso cumulativo in cui il ricorrente abbia impugnato un unico provvedimento di aggiudicazione di una gara di appalto suddivisa in più lotti, proposto da un concorrente che aveva presentato offerta per tutti i lotti, nel caso in cui ciascun lotto costituisca una procedura di gara autonoma e si sia concluso con una distinta aggiudicazione a concorrenti diversi, ciascuna sostenuta da specifiche ragioni. In tal caso, infatti, al di fuori della parziale connessione soggettiva, non sussistono le condizioni ed i presupposti della effettiva unicità della gara, essendo la stessa suddivisa in lotti del tutto indipendenti, a maggior ragione nel caso in cui gli stessi motivi di impugnazione introdotti erano del tutto diversi.
Leggi la sentenza integrale

CONSIGLIO DI STATO - SENTENZA 30.06.2015 N. 3249

Nel caso di richiesta di risarcimento del danno da c.d. "perdita di chance" da mancata aggiudicazione di appalto, il ricorrente ha l’onere di provare gli elementi atti a dimostrare, pur se solo in modo presuntivo e basato sul calcolo delle probabilità, la possibilità concreta che egli avrebbe avuto di conseguire il risultato sperato, atteso che la valutazione equitativa del danno, ai sensi dell’articolo 1226 del codice civile, presuppone che risulti comprovata l’esistenza di un danno risarcibile; in particolare, la lesione della possibilità concreta di ottenere un risultato favorevole presuppone che sussista una probabilità di successo (nella specie di vedersi aggiudicato l’appalto) almeno pari al 50 per cento, poiché, diversamente, diventerebbero risarcibili anche mere possibilità di successo, statisticamente non significative.
Leggi la sentenza integrale

CONSIGLIO DI STATO - SENTENZA 15.06.2015 N. 2941

Deve essere esclusa da una gara di appalto la ditta che abbia presentato la indicazione di una percentuale dello 0,0% dei costi di sicurezza aziendale, in quanto ai sensi degli artt. 86 e 87 del D.Lgs. n. 163/2006 e 26 del D.Lgs. n. 81/2008, che costituiscono norme imperative ed inderogabili anche a prescindere dall'effettiva previsione della lex specialis, è fatto obbligo per il concorrente di indicare, negli appalti pubblici, i costi di sicurezza aziendale (“rischio specifico”), trattandosi di un elemento essenziale per la certezza e la congruità dell’offerta, come tali indisponibili e incomprimibili data la loro natura e le finalità perseguite. Si deve concludere che l'indicazione di una percentuale di incidenza dello 0,0% equivale ad una mancata indicazione e quindi denota l'insanabile carenza di un elemento fondante ed essenziale dell'offerta economica.
Leggi la sentenza integrale

TAR CALABRIA - SENTENZA 11.06.2015 N. 1066

E’ legittimo il provvedimento con il quale un Comune, rilevata la carenza di permesso di costruire, ha inibito l’attività di costruzione di una piscina in una struttura turistico-ricettiva, iniziata in virtù di mera denuncia di inizio attività e/o segnalazione certificata di inizio attività. Infatti una piscina non può essere intesa, sotto il profilo urbanistico ed edilizio, quale pertinenza, comportando una durevole trasformazione del territorio ed un impatto non secondario, viste anche le dimensioni di circa 150 mq.
Leggi la sentenza integrale

Dove siamo